Mi è piaciuto un sacco l'articolo uscito a dicembre su L'Aringo scritto da Silvia Lucchesi, intitolato "Una chiacchierata con Don Fiorenzo", sul vecchio cimitero di Gallicano. Consiglio a tutti, soprattutto a quelli di Gallicano, di leggerlo.
Il primo novembre, dopo la messa celebrata in San
Jacopo, il nostro Parroco, Don Fiorenzo Toti, ha accompagnato
i fedeli nell’antistante cimitero monumentale
per la benedizione delle tombe, in vista della
giornata dedicata ai morti. il Sacerdote, prima del rito,
ha raccontato brevemente la storia del vecchio Campo
Santo, ed ha concluso dicendo: “e poi ce ne sarebbero
di cose da dire..”.
Al termine della cerimonia ho passeggiato
tra le vecchie lapidi ed è stato come leggere una
nostrana antologia di Spoon River. Infatti le iscrizioni
funebri dell’ottocento, a differenza di quelle moderne,
riportano molte informazioni sulla vita e la morte
delle persone sepolte, così ho scoperto di un Avvocato
Ludovico Pinocci e di un certo Pietro Gasparri che lasciò
cospicue somme a quaranta famiglie bisognose e
donò molti beni alla Misericordia che ne fece un’asta.
É stato come viaggiare indietro nel tempo in un posto
ben tenuto. Mi è stato riferito che Sauro Simonini, nel
suo tempo libero, lavora alacremente per restaurare
le vecchie lapidi e per ricostruire gli alberi genealogici
di Gallicano. Alla fine della mia visita, le parole di
Don Fiorenzo: ”ce ne sarebbero di cose da dire”, mi continuavano
a girare nella testa. Quindi, qualche giorno
dopo, ho chiamato in canonica, ho spiegato al parroco
le mie curiosità ed egli è stato molto disponibile e
mi ha ricevuto, nonostante i numerosi impegni, nella
pausa pranzo. Non so cosa mi aspettassi dall’incontro
ma è andato al di là delle mie più rosee aspettative.
Non sapevo bene da che parte iniziare perché la mia
conoscenza dell’argomento era prossima allo zero, ma
non c‘è stato bisogno di fare domande.
Don Fiorenzo
ha iniziato a parlare a ruota libera di usanze e tempi
che furono e mi ha catapultato in un epoca lontana.
Proverò a riassumere al meglio quello che ho appreso.
Il cimitero Monumentale fu edificato a seguito del famoso
“Editto di Saint Cloud” del 1804, promulgato da
Napoleone Bonaparte e recepito anche in Italia.
Questa
legge, tra le altre cose, imponeva di spostare le sepolture
al di fuori del perimetro urbano, e, di conseguenza
dalle Chiese. La motivazione era di tipo igenico-sanitaria.
Così anche Gallicano non poté che obbedire al
famoso Generale Francese e spostò le sue sepolture
nel terreno che si trovava vicino alla Chiesa.
L’appezzamento
in questione era già da anni della parrocchia, in
realtà pare fosse stato donato dalla vicaria già nel 1588,
ma fino agli inizi dell’800 utilizzato principalmente, per
scopi agricoli.
Ho trovato documenti che fanno risalire
la richiesta di costruzione di un cimitero su quel terreno
già nel 1662, ma dai registri parrocchiali si evince
che il primo morto vi fu tumulato solo nel 1807.
Il registro
dei morti, al pari delle lapidi è prodigo di notizie
e vi si evince che il primo defunto tumulato nel cimitero
monumentale fu uno sfortunato giovane Gaetano
Franchi, di anni 15, morto annegato nella Turrite e
seppellito il primo agosto del 1807.
Prima che i morti
venissero tumulati nel camposanto, le sepolture erano
di tre tipi:
la prima riguardava i non cristiani che venivano
tumulati al di fuori del perimetro sacro nei prati
e nei boschi dietro la Chiesa.
I cristiani non gallicanesi,
venivano tumulati nell’Aringo, terreno sacro antistante
al Duomo.
I cristiani gallicanesi venivano calati in depositi
sottostanti alla Chiesa di San Jacopo.
Ai depositi si accedeva tramite botole posizionate sul
pavimento e adesso non più visibili dopo il rifacimento
in marmo.
Da un retaggio dell’alto medio evo, si credeva
che la Chiesa, come costruzione, fosse idealmente
divisa in tre strati, il piano inferiore dedicato ai defunti
(infatti è lì che si trovano le cripte) il piano di mezzo alle
anime dei vivi e il livello superiore ai Santi.
I gallicanesi
morti, quindi venivano calati nei depositi e ce ne erano
diversi. Dal registro dei morti si scopre che le famiglie
più importanti di Gallicano, Moni, Cheli ecc.. avevano
un loro deposito, una sorta di cripta privata, vi erano
poi depositi per i sacerdoti e depositi per i “gli angeli”
ovvero i bambini morti e poi depositi “comuni” per tutti
gli altri.
Don Fiorenzo mi ha poi fatto notare come ai lati
della Chiesa, ancora oggi, nel muro, sono visibili punti
in cui la si nota una chiusura recente. Probabilmente, si
trattava di fori come sfiatatoi, che servivano per arieggiare
l’ambiente della cripta che veniva disinfettato
via via, credo con calce o similari. Mi ha raccontato il
nostro Sacerdote, che nel libro dei morti è riportata
anche la dipartita di una signora che, in vita, faceva
la prostituta, ed essendo gallicanese avrebbe dovuto
essere tumulata nei depositi della chiesa. Invece, fu sepolta
nell’aringo, sotto la gronda in modo che l’acqua
piovana potesse purificarne le membra.
Il riposo eterno nella cripta della Chiesa era un epilogo
ambito dai gallicanesi e Don Fiorenzo, nei suoi studi, ha
scoperto che anche il padre del nostro illustre concittadino Domenico Bertini, nel proprio testamento chiese
di essere tumulato nella Chiesa di San Jacopo.
Dalla
lettura dei registri conservati in canonica, si comprende
anche che nei secoli passati, i sacerdoti di Gallicano
erano due, un Rettore ed un Pievano. Mentre il primo
poteva essere un forestiero e abitava la canonica, il secondo,
per una convenzione con la Curia Arcivescovile
di Lucca era sempre di Gallicano e, quindi continuava
ad abitare nella sua casa natale.
Il Rettore aveva la cura
delle anime dei parrocchiani, mentre il Pievano, oltre
ad un compito di coordinamento tra i vari parroci delle
frazioni, aveva l’onere e l’onore di accogliere tutte le
nuove anime ovvero era colui che battezzava. Inizialmente
il fonte battesimale si trovava sopra la loc. Guerri,
poi dentro il Castello, nella Chiesa di San Giovanni.
Oggi la carica è unificata e prima di Don Fiorenzo Toti,
hanno ricoperto la doppia funzione di Rettore e Pievano,
Massimo Nobili fino al 1947 e poi Don Togneri che
vinse un apposito concorso e si insediò l’11.01.1948.
Tornando al cimitero Monumentale che ha iniziato a
funzionare nel 1807, ha cessato la sua attività nel 1929,
quando fu inaugurato il cimitero attuale.
Lo storico
camposanto conserva ancora manufatti di grande pregio,
molti di ferro battuto data la presenza a Gallicano
di una famosa ditta che lavorava proprio quel materiale.
Mi ha incuriosito e mi ripropongo di approfondire, la
controtendenza di Gallicano, rispetto alla maggior parte
d’Europa. Infatti, l’editto di Saint Cloud, oltre ad imporre
che i morti venissero seppelliti fuori dalle mura,
vietava che le tombe riportassero lunghe iscrizioni,
affinchè veramente la morte rendesse tutti uguali. Invece,
da noi, si è passati da sepolture tutto sommato
semplici, come quelle nei depositi, alla costruzione di
un cimitero monumentale ricco di opere d’arte e di
particolari iscrizioni funebri.
Io non sono nata a e cresciuta a Gallicano e ci abito
da poco tempo, ma la mia famiglia è di questo paese,
i miei avi hanno riposato e riposano ancora nelle vecchie
tombe e dopo la chiacchierata con Don Fiorenzo,
che non finirò mai di ringraziare per la disponibilità e
la gentilezza dimostratami, rientrando in Chiesa per la
messa domenicale ho percepito un’atmosfera diversa.
Oltre alla maestosità del nostro Duomo e all’ovvio significato
religioso, ho sentito la presenza della nostra
storia e del nostro passato. In san Jacopo ci sono le
nostre fondamenta, per questo invito chi mi legge per
adoperarsi affinchè i nostri monumenti vengano riportati
alla luce e i giovani possano conoscere la storia del
loro paese.
L'Aringo - Il Giornale di Gallicano n. 8 dicembre 2016 - Silvia Lucchesi
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